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Quando in Sicilia si parla del paese agrigentino che si fregia dello squillante nome di Cianciana - che in siciliano significa "sonagliera" - il pensiero di una persona colta corre sùbito al ricordo di quell'insigne poeta e folklorista ciancianese che è stato Alessio Di Giovanni, che è stato fervido pensatore cattolico, e demopsicologo acuto, che col suo poema francescano Lu puvireddu amurusu ha innalzato un autentico monumento lirico al grande Santo di Assisi; ma ora, dopo aver conosciuto ed apprezzato l'opera artistica del giovane ciancianese Andrea Arcuri, che è sensibile musicista ed espressivo pittore, viene spontaneo l'assestamento culturale del nome di Andrea Arcuri a quello del suo illustre concittadino Alessio Di Giovanni. L'opera artistica dell'Arcuri si muove infatti da Una matrice schiettamente siciliana, avanzandosi su due linee perfettamente consonanti e parallele, costituite dalla sua opera figurativa e da quella musicale, per cui gli sono stati dedicati lusinghieri giudizi estetici da critici come Pino Amatiello (che lo ha definito "il pittore delle allegorie e delle epifanie del popolo siciliano"), Anna Cacciola, Giovanni Cappuzzo, Piero Carbone, Eugenio Giannone, Nuccio Mula, Cesare Sermenghi e Calogero Terrana in Italia; e da J. Jean in Francia, che nel 1995 lo ha definito "un autentico ambasciatore culturale della Sicilia". L'Arte di questo giovane e valente pittore e musicista siciliano sa infatti fondere suono e colore: per cui non è difficile riscontrare nei volti delle donne, e nella raffigurazione dei loro mantelli e delle loro anfore, oppure nella rappresentazione delle casette e delle campagne della sua natìa Cianciana, un continuo contrappunto delle note melodiose di musicisti isolani contemporanei, come Francesco Paolo Neglia da Enna, o come Alfredo Sangiorgi da Catania. Musica e colore si uniscono nell'arte di Arcuri, al quale non è difficile predire un luminoso avvenire di successo pieno e meritato, che è confermato anche dalle sue recenti partecipazioni a mostre tenute in Francia ed in Spagna, con immagini che esprimono adeguatamente la forza e la spiritualità della terra siciliana: quella terra che già nel XIII secolo, con la straripante potenza del suo genio multiforme, il grande imperatore Federico Il di Svevia definiva Stupendamente come il "cuore del mondo".
Santi Correnti - Direttore dell'Istituto Siciliano di Cultura Regionale - Catania.
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