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  • La Pittura di Andrea Arcuri
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Andrea Arcuri: il pittore delle allegorie e delle epifanie del popolo siciliano.
Ho conosciuto Andrea Mario Arcuri prima in veste di musici sta, quindi, nella sua più splendida attività di Maestro pittore, e ne sono rimasto più che favorevolmente impressionato.
In lui ho ritrovato il piacere e la gioia dell'uomo artista, al di là di ciò che la critica militante possa attribuire alle opere, e, prima di tutto, l'inclinazione nativa e cromosomica del siciliano "doc" che ama la propria terra e ne fissa, e per sempre, i caratteri peculiari dell'incantato paesaggio o le figure più rappresentative, quasi a voler rendere concreta la massima di Emile Zola:" descrivi il tuo villaggio e sarai universale".  
Ma ciò che mi ha estasiato è il suo accattivante uso del colore; la musicalità dei suoi soggetti. indipendentemente dal fatto che in alcune sue tele. compaiano gli strumenti musicali; i ritmi che egli riesce ad imporre, in un alternarsi di simbologie e di miti
La sua arte, in continua espansione, riesce a trovare negli accadimenti quotidiani, nella storia dei contadini e dei minatori della sua Isola (è nativo di Cianciana, la cittadina dell'Agrigentino, che soffre dell'abbandono dei giovani, perché rischia di rimanere con i soli vecchi e i bambini), quel guizzo e quella illuminazione poetica, tali da farne un Maestro di allegorie e di epifanie, narrate con l'innocenza e insieme con la consapevolezza esistenziale di chi "non cerca" bensì "trova" nel profondo della propria coscienza artistica.
Difficilmente, tranne che in quei fenomeni storicizzati della migliore tradizione "visiva" siciliana, mi è capitato di imbattermi in un artista così autentico e profondo, così pensoso del destino dell'uomo.
Quanto affermo è suffragato dal parere di illustri critici che si sono occupati di Andrea Arcuri in occasione di alcune fra le più importanti esposizioni delle sue opere in mostre prestigiose in Italia e all’estero; e fra essi cito: Anna Cacciola, Eugenio Giannone, Cesare Sermenchi, Giovanni Capuzzo, Piero Carbone, J. Jean, il critico d’arte de “La Tribune”-“Le Progres di Saint-Etienne (Francia), e Ramon Draper di “Euroart” di Barcellona (Spagna).
Ma ciò che mi preme sottolineare è, soprattutto, la piena aderenza della pittura di Andrea Arcuri a quanto ebbe a sostenere ne “La Pittura” (Capriotti Editore, Roma 1956-14° migliaio) uno dei maggiori critici d’arte europei, Lionello Venturi, il quale, a proposito della querelle “pittori realisti e idealisti”, affermò: […Se il pittore realista, al fine di essere obbiettivo, rappresenta tutti i particolari della realtà senza scelta e senza esprimere la sua personale reazione alla realtà che rappresenta, allora egli diviene fotografico e la sua opera non è artistica. Se d’altra parte il pittore idealista va così lontano nel mondo dell’astrazione che dimentica la sua prima impressione, allora la sua opera manca di vita; è uno schema, un simbolo, ma non è arte…].
Andrea Arcuri alla maniera –direi più moderna- di Constable prende sempre possesso dello spazio e lo dipinge in modo pittorico. Nella sua creazione ogni immagine, ogni personaggio, ogni paesaggio sono pieni di luce, essendo per lui “La Lumiere” il segno di uno stile, come lo fu per gli impressionisti, poiché la luce rivela o nasconde, vivifica o sottrae, accarezza o sfugge, a seconda della sua vitalità emotiva, della sua commozione. La luce è quindi, nelle sue creazioni, elemento essenziale.
E diventa elemento poetico perché ogni pennellata esprime emotivamente la sua gioia intima ed egli è in grado di trasmetterla ai fruitori delle sue opere. Così che –come ebbe a dire Cezanne nelle sue lettere- Anch’egli può affermare che la (sua) è una sensazione viva- è la base necessaria per ogni concezione artistica, dalla quale dipendono la grandezza e la bellezza dell’opera da fare, poiché saper vedere nella Natura è sapere distinguere il carattere del modello che essa offre all’artista.
Sensibilità e fantasia, quindi, in una splendida simbiosi, per raggiungere il vero e rappresentarlo nel profondo.

Roma 18/XI/1999 - Pino Amatiello
 
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