|
Ho conosciuto Andrea Mario Arcuri prima in veste di musici sta, quindi, nella sua più splendida attività di Maestro pittore, e ne sono rimasto più che favorevolmente impressionato. In lui ho ritrovato il piacere e la gioia dell'uomo artista, al di là di ciò che la critica militante possa attribuire alle opere, e, prima di tutto, l'inclinazione nativa e cromosomica del siciliano "doc" che ama la propria terra e ne fissa, e per sempre, i caratteri peculiari dell'incantato paesaggio o le figure più rappresentative, quasi a voler rendere concreta la massima di Emile Zola:" descrivi il tuo villaggio e sarai universale". Ma ciò che mi ha estasiato è il suo accattivante uso del colore; la musicalità dei suoi soggetti. indipendentemente dal fatto che in alcune sue tele. compaiano gli strumenti musicali; i ritmi che egli riesce ad imporre, in un alternarsi di simbologie e di miti La sua arte, in continua espansione, riesce a trovare negli accadimenti quotidiani, nella storia dei contadini e dei minatori della sua Isola (è nativo di Cianciana, la cittadina dell'Agrigentino, che soffre dell'abbandono dei giovani, perché rischia di rimanere con i soli vecchi e i bambini), quel guizzo e quella illuminazione poetica, tali da farne un Maestro di allegorie e di epifanie, narrate con l'innocenza e insieme con la consapevolezza esistenziale di chi "non cerca" bensì "trova" nel profondo della propria coscienza artistica.
|